Lotta al lavoro nero

Dopo il Redditometro e lo Spesometro, ora tocca al Risparmiometro, una nuova super anagrafe dedicata ai conti correnti voluta dal governo Monti e inserita nell’allora decreto «Salva-Italia» (entrato in vigore nel 2012), con il compito di controllare le “anomalie” nei risparmi degli italiani.
Lo strumento era stato già applicato in via sperimentale per il periodo d’imposta 2013-2014, ma ora il meccanismo prende definitivamente il via.

Dall’entrata in vigore del decreto Monti, il 1° gennaio 2012, le banche sono tenute a fornire all’Agenzia delle Entrate il saldo del conto corrente degli italiani. L’algoritmo predisposto ha così gli strumenti necessari per calcolare la differenza tra quanto dichiarato nel 730 o nel Modello Unico e quanto è stato effettivamente depositato come risparmio. In caso di scostamento del 20% da un anno all’altro scatta la verifica per capire se i soldi guadagnati sono frutto di attività non dichiarate all’erario e riconducibili al «lavoro nero».

A chi verrà applicato

Il Risparmiometro evidenterà chi mente all’erario, ma il suo obiettivo non si limita solo ai “ricchi”: il controllo è potenzialmente rivolto a tutti i contribuenti, senza distinzioni. E non riguarda solo i conti correnti: sotto l’occhio del Fisco finiscono anche i titolari di rapporti finanziari (deposito titoli, conti deposito, azioni, obbligazioni, polizze assicurative, fondi pensione, libretti postali, buoni fruttiferi, carte di credito, etc). A questo punto, l’algoritmo creato confronta i dati con la dichiarazione dei redditi e se vengono segnalate discrepanze scatta il controllo dell’Agenzia delle Entrate.

In caso di controllo

Come detto in precedenza, non attingere dal proprio stipendio per vivere è davvero molto improbabile. Dunque, se lo stipendio mensile rimane intoccato, è facile per l’Agenzia delle Entrate pensare che il soggetto attinga a entrate non dichiarate. Il contraddittorio preventivo è la seconda fase, dopo quella dell’accertamento, e consiste in un incontro tra un funzionario e il soggetto al quale l’Agenzia muove la contestazione. E’ a questo punto che si ha la possibilità di dimostrare che i propri risparmi non sono il frutto di un’attività illecita (ma, per esempio, di un regalo). Nel caso non si riesca a convincere il funzionario, scatta l’accertamento fiscale, con controlli approfonditi, che potranno concludersi – dimostrato l’illecito – con una sanzione.

 

Fonte: www.corriere.it